Osservatorio Non Food 2015

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Tra Internet e negozio: le nuove frontiere del commercio
“Sarà la capacità di gestire il cambiamento a fare la differenza”. Con queste parole Luca Zanderighi, fondatore e partner di TradeLab ha concluso il suo intervento durante l’Osservatorio Non Food 2015, giunto alla sua tredicesima edizione, ricalcando quello che sarà il filone principale del congresso, organizzato da GS1 e che si è tenuto al Piccolo Teatro Grassi di Milano lunedì 29 giugno. Gli ospiti hanno assistito a diversi interventi con un’importante partecipazione di grosse aziende, tra le quali Carrefour, Ikea, Leroy Merlin, Zodio Italia e Amazon. Numeri in lieve calo ma previsioni ottimistiche, l’invasione di Internet nel commercio e la customer experience i temi principali affrontati durante l’incontro. GS1 ha presentato una nuova tecnologia: GTIN un codice a barre per il web che identifica con precisione le merci sul web.

I DATI DEL NON FOOD
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La crisi c’è ancora e anche i numeri del settore non food ne risentono. Fin qui nulla di nuovo. Bisogna però esaminare attentamente questi dati: secondo le analisi Istat i consumi non food relativi al 2014 sarebbero in positivo dello 0,6%, mentre l’Osservatorio ha rilevato un -1,4% per quanto riguarda le vendite. Poco di cui preoccuparsi, quindi, visto che sia in positivo che in negativo le percentuali sono esigue. Le proiezioni per il 2015, tuttavia, sono incoraggianti, con una netta ripresa nel 2014 dopo il primo semestre negativo e un buon inizio nel 2015. Guardando invece al commercio al dettaglio, i numeri sono leggermente in positivo, con un +0,5% nel biennio 2013-2014 e un +0,3% negli ultimi 5 anni. In realtà questi risultati sono frutto della crescita delle nuove o rinnovate forme di distribuzione (a domicilio, per corrispondenza, distributori automatici e Internet), che hanno registrato un +23% nel 2013-2014 e un +21,4% dal 2010 al 2014, mentre il commercio al dettaglio fisso e il commercio ambulante hanno chiuso rispettivamente a -1% e +3,1% nel 2013-2014 e a -2,7% e +10,2% nel quinquennio 2010-2014. Guardando poi nello specifico ai numeri del commercio al dettaglio fisso, le cifre sono leggermente in negativo eccezion fatta per l’alimentare: -1,9 nel 2013-2014 e -3,5% nel 2010-2014 per il commercio despecializzato, -1,6% nel 2013-2014 e -4,8 nel 2013-2014 per il commercio specializzato non food, mentre l’alimentare ha registrato una crescita del 1,3% nel 2013-2014 e del 2,1% negli ultimi 5 anni. In positivo anche le tabelle speciali (tabacco e generi di monopolio, farmacie e carburanti), con un +1% negli ultimi 2 anni e un +5,7 negli ultimi 5. Una dato interessante riguarda invece il reparto automedicazione, l’unico in positivo da 5 anni.

LE PERFORMANCE MERCEOLOGICHE
In generale il settore Non Food monitorato dall’Osservatorio ha raggiunto nel 2014 un valore complessivo che supera i 98 miliardi euro, segnando una flessione del -1,4% (nel 2013 era stata del -3,5%).
Alcuni comparti Non Food hanno registrato, dopo oltre due anni consecutivi di caduta, una ripresa nelle vendite: Mobili e Arredamento (+1,6%), Giocattoli (+0,9%) e Prodotti da automedicazione (+3,5%). Per la maggior parte dei restanti comparti si legge, se non ancora un segnale positivo, una frenata nella caduta dei consumi.

I NUOVI TREND

Come risalire la china quindi? Gli esperti intervenuti al congresso hanno individuato 4 trend su cui puntare e che potrebbero invertire le tendenze negative, risollevando il commercio non food:Foto-2

Multi-specializzazione e distintività: bisogna definire i segmenti di consumo core e il portfolio prodotti/brand per merceologia. In altre parole specializzarsi e focalizzarsi sui prodotti principali scelti, puntando su una tipologia di merce ben precisa piuttosto che su un’altra;
Low cost e prossimità: non solo rafforzare il rapporto qualità/prezzo, ma anche essere vicini ai clienti, effettuando una selezione fortemente dinamica dell’offerta di prodotti e aumentando l’impatto puntando su design, fashion e creatività;
Polarità urbana e canali digitali: sfruttare da una parte il centro urbano come polo attrattivo in cui stabilire la prima relazione col cliente, puntando a introdurre e invogliare la sua esperienza di acquisto, dall’altra i canali digitali per arrivare direttamente al cliente con il massimo della sua comodità;
Retail brand community e pop up: integrare rete, format distributive e canali di vendita per far vivere al cliente lo shopping come un momento unico, per testare nuovi mercati e per rafforzare una retail brand community.INTERNET: L’INVASORE-AMICO
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È proprio Internet uno dei principali motivi di questa flessione anche come elemento che sta creando cambiamenti radicali non solo nel commercio, ma in quasi tutti gli altri aspetti della vita dell’uomo. La grande incognita della rete, allo stesso tempo un amico e un nemico. In realtà, riprendendo le parole di Zanderighi, il trucco per affrontare tutte le insidie del web è adattarsi e sfruttare le nuove dinamiche. L’arrivo dell’e-commerce non rappresenta una condanna capitale per il commercio fisico, ma semplicemente un’integrazione di questo, un’ulteriore piattaforma che può essere complementare, sfruttando nuovi canali per il fine comune: la vendita. L’abilità delle nuove dinamiche di management consisterà nel saper integrare e far interagire le due piattaforme per ottenere risultati migliori, e anzi, ancora migliori di quanto non fossero già con le vecchie metodologie. Come per la rivoluzione industriale, così anche per questa rivoluzione digitale ci saranno grossi cambiamenti accompagnate da soluzioni migliori portate dalla tecnologia.
Foto-4L’esperienza del consumatore non è più limitata alla sua visita in negozio, ma altresì alla sua navigazione: se un cliente ha piacere ad acquistare per l’ambiente creato appositamente per lui, così la sua navigazione in rete su un determinato sito può o meno influire sulla sua fidelizzazione. Come un negozio viene abbellito o accessoriato per il cliente, così dev’essere anche per il sito di e-commerce. Cambia la forma ma non la sostanza.

UN CODICE A BARRE PER IL WEB
Proprio per aiutare il cliente nella sua esperienza online, GS1, che da oltre 40 anni si occupa dell’identificazione univoca dei prodotti in tutto il mondo per garantire qualità e rintracciabilità, ha sviluppato un codice a barre per Internet, il GTIN (Global Trade Item Number). Molte volte, infatti, si fa fatica a rintracciare un prodotto online e non si è mai sicuri che il risultato trovato rispecchi ciò che si stava cercando. Uno dei problemi di Internet è la sua vastità, per questo molte volte si hanno difficoltà a trovare l’oggetto specifico. Il codice GTIN aiuta a far sì che la ricerca del prodotto sia facilitata grazie a un sistema di identificazione e descrizione del prodotto di qualità, proprio come fa il codice a barre. Foto-5Inoltre, in questo modo, anche le informazioni e lo scambio di opinioni vengono facilitate e il cliente non sarà più costretto a navigare senza salvagente nell’oceano Internet.

Autore: Federico Gianquintieri

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